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2009-08-10 23:00

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Oggi incappare in sbandamenti selettivi nell’allevamento è un rischio presumibile, essendo l’Allevatore sempre più privato delle verifiche morfo-funzionali e attitudinali offerte, un tempo, dal reale impiego delle razze canine. Una breve cronistoria ci permette di identificare meglio i motivi di questa mia preoccupazione. Il lupo, proveniente da una selezione di canidi, in tempi biologicamente recenti, circa 300.000 anni fa, diede origine a un animale genericamente definito dagli zoologi “cane domestico “. L’uomo, plasmando i suoi istinti, generò la varietà delle razze correlandole alla costruzione anatomica più consona, a volte raccolta dall’insorgere di inattese mutazioni. Differenziazioni imposte non da regole scritte ma dalle esigenze degli utilizzi nei quali questo animale venne impiegato: un cane da difesa doveva essere forte e coraggioso, un cane da caccia dotato di grande fiuto e predatore, un cane da tana piccolo e tenace, un cane da gregge conduttore della pecora e vigile col predatore, cane forte e resistente per trainare la slitta. Proprio la notevole duttilità genetica di questa specie, probabilmente influenzata dalla fusione originale di svariati canidi, ha permesso di catalogare un lungo elenco di razze mentre altre continuano a pretendere il riconoscimento della loro identità. Purtroppo l’avanzare della civiltà riduce gli effetti della matrice selettiva spontanea e, per la conservazione delle razze, ci si attiene al rispetto di regole scritte: gli standard di razza. È un inconveniente che patisce non solo la selezione del cane, ma anche quella degli animali selvatici che, invece di nutrirsi con le risorse del loro habitat naturale, sopravvivono ora con i rifiuti delle grandi città, divenuti più facilmente raggiungibili di un’astuta e agile preda della foresta, incentivando una degenerazione di cui non è facile prevedere gli sviluppi. La mancanza di una verifica suggerita dall’impiego invoglia gli Allevatori a incrementare pregi e vezzi atti a solleticare i favori del Giudice. Considerando che la specie del cane conta più di 500 varietà, questa tendenza porta a superare i fragili confini della tipicità di ogni razza. È vero che le molte prove pratiche oggi cercano di salvaguardare l’attitudine originale delle razze, ma raramente la selezione tende a fruire degli impulsi e delle doti dei soggetti sottoposti a questi impegni perché i soggetti da loro derivati, privilegiando spiccate attitudini agonistiche, tendono a chiudersi in una selezione fine a se stessa e, quasi sempre, sono dotati di costruzioni meno raffinate e lontane dagli ideali nei quali si ricercano i migliori modelli della razza. Avere la pretesa di offrire una ricetta che eviti di imbattersi in sbandamenti selettivi sarebbe presuntuoso, mentre è lecito segnalare il pericolo e riassumere gli attuali propositi ai quali l’Allevatore dovrebbe attenersi e, con lui, anche il Giudice. La grande concorrenza e la diffusione delle esposizioni canine, alcune divenute l’incontro di migliaia di soggetti e momenti di mondanità, inducono a esasperare l’apprezzamento delle caratteristiche di pregio, allettando la pressione selettiva a promuovere esagerazioni invece di ravvisare il pregio nella giusta misura. Una cautela che dovrebbe far ritenere la buona conformazione di una regione non un “pregio” ma la “norma”, evitando le esaltazioni che possono forzare i motivi che l’hanno fatta elogiare. Milo, grande scultore e maestro dell’armonia, modellando proporzioni, seno e glutei della sua Venere, seppe limitarne il dosaggio senza cadere in quelle tentazioni che avrebbero potuto, per formare un’ideale bellezza femminile, indurlo a sottolineature inutili. A questi stessi principi si attenne Mirone scolpendo il suo discobolo. Entrambi gli artisti plasmarono l’immagine di una donna e di un uomo che, con esemplare normalità, esprimevano un pregio assoluto. Valutando una razza, dobbiamo la principale attenzione alla sua costituzione perché è l’emblema del giusto funzionamento endocrino che ha generato l’insorgere delle forme che si traducono nei tipi costituzionali fondamentali: brachimorfo, mesomorfo, dolicomorfo, analicomorfo. Questi sono contrassegni che vanno apprezzati come matrici dell’essenza di ogni razza. I mastini con una costituzione dolicomorfa non potrebbero mai essere tali né, tantomeno, i levrieri lo potrebbero con una costituzione brachimorfa. D"altrettanta importanza è il rispetto della taglia indicata dallo standard della razza che, attraverso la dimensione totale, condiziona la predisposizione dinamica. Non meno importante è il peso che, rapportato con l’altezza, caratterizza la massa che influenza l’azione morfo-funzionale della razza. Un cane alto, con lunge zampe può essere veloce, ma lo stesso cane, dotato di un torace molto spazioso, imponente muscolatura e forte ossatura diviene lento e potente. Rimane ancora l’annoso problema delle attitudini sondate con le prove d’utilità che assolvono il ruolo di affascinanti impegni agonistici. Perché ogni razza tragga suggerimenti attitudinali da queste indagini, le prove non dovrebbero essere formulate con complicate esecuzioni sostenibili solo dopo costosi e laboriosi addestramenti, ma programmate con facili test cui sia agevole sottoporre le razze, consentendo un’indagine generale delle attitudini, molto più utili alla selezione, per derivarne i migliori indirizzi e per mantenere, nella massa, le doti peculiari di ciascuna razza. Per questi motivi, oggi più che mai, penso che per l’Allevatore ed il Giudice, accanto all’acquisizione delle normali nozioni zootecniche e zoognostiche, dovrebbe proporsi anche la conoscenza delle razze di loro non usuale pertinenza, per meglio comprendere i confini entro i quali esercitare la propria selezione o le proprie scelte. Quest’arricchimento permetterebbe di non imbattersi in quelle deformazioni che storpiano il tipo ideale che si ottiene rispettando precise informazioni zoometriche ed estetiche, evitando esasperati rinforzi dannosi all’immagine delle razze, ma soprattutto all’impiego. Piero Alquati

Dettagli prodotto

Colore:
Bianco
Fantasia:
Glitter
Stagioni:
Primavera
Stile:
Rétro
Stile:
Sportivo
Urbano
Vintage

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Scarpa base: Adidas Superstar Esordio: 1920 La scarpa indossata dai campioni. Questo modello viene ottenuto mediante l'applicazione di tessuto glitterato blu sul tallone e sulle barre simbolo di Adidas. POSSIBILITA' DI RENDERLA VINTAGE SU RICHIESTA TRAMITE INVECCHIAMENTO ARTIGIANALE. Trattandosi di lavorazione artigianale, ogni imperfezione è da considerarsi come garanzia di vera manifattura. PRIMA DI PROCEDERE CON L'ACQUISTO VERIFICARE PER MAIL L'EFFETTIVA DISPONIBILITA' CONTATTANDO IL NOSTRO STAFF info@loggicalzature.com o 3492335945

2009-08-10 23:00
La mitologia narra che esiste un mondo parallelo a quello reale, popolato di creature divine e fantastiche. Talvolta esse si palesano, affiorando agli occhi dei poeti. La realtà, vista attraverso i poeti e i mitografi, rivela storie divine, metamorfosi di eroi, eventi leggendari. La distinzione tra narrazione del mito e verità è presente in molti pensatori antichi che, solitamente, assegnano al mito un ruolo secondario. Socrate distingue nettamente tra narrazione del mito e verità, Aristotele ritiene il mito una sorta di approssimazione, imprecisa e imperfetta della verità. Nel rapporto con la verità il mito, secondo la maggior parte dei filosofi, esce sconfitto. Mito è l’opposto di logos, e viene interpretato spesso come una sorta di necessario stadio infantile dello sviluppo dell’attività dell’intelletto. Non è forse nel mito che spesso il nostro inconscio si rifugia? Filosofia, psicanalisi, sociologia e antropologia si sono occupate del significato del mito in questa prospettiva. Se tutta la filosofia moderna è stata attraversata da un desiderio di ritorno alla Grecia (basta pensare a Hölderlin e Nietsche), è certamente al filologo tedesco Wilhelm Heinrich Roescher che va il merito di aver preparato il terreno allo studio scientifico del mito e del simbolo. Nel 1897 esaminò il ruolo del cane e del lupo nell’escatologia (dottrina che si occupa del destino dell’uomo dopo la morte) dei Greci, tentando di scoprire dei nessi tra le idee religiose su questi animali nell’antichità classica e il problema del lupo mannaro e della cinantropia e licantropia. L’esplorazione della mente razionale sia con l’indagine medico-scientifica, che con la ricerca mitologica sulle credenze del passato, culmina in quella che è oggi la psicologia dell’inconscio. Il concetto di archetipo in Jung si basa sulle prove accumulate da queste varie discipline (per archetipo si intende il modello originario). E così la ricerca della Grecia e dei suoi miti si è collegata con la riscoperta di un modello policentrico dove i nuclei sono i vari dèi, in contrasto con il modello monocentrico di cultura che ci ha trasmesso la tradizione giudeo-cristiana. Secondo Jung, gli dèi, scacciati dalle nostre religioni, tornano nelle nostre malattie, nei nostri sintomi, perché erano stati rimossi e, come sostiene Freud, il rimosso torna sempre. ”Tremate, tremate...le streghe son tornate…” citava un ritornello dell’infanzia! E una poesia di Ezra Pound, sugli dèi greci (“Ritorno”) cita: “Guarda, ritornano uno per uno con paura, solo a metà svegli...” ”E dove ritornano?” domanda il più grande pensatore contemporaneo, James Hillmann, “non nei musei, certamente...ma nel nostro rimosso, nel dimenticato. E noi andiamo ad incontrarli nella psicologia”. E’ anche analizzando la figura del cane nel mito classico che abbiamo la chiave percomprenderenoi stessi nel rapporto con questo straordinario e antichissimo compagno di vita e...di attività sportive! Il cane compare nella mitologia classica con significati ambivalenti. Plinio lo definisce fedelissimo, vigile e nobile. Omero non lo apprezza, tant’è che nell’Iliade Agamennone apostrofa Achille con l’insulto “Ubriacone, occhi di cane”. Il termine cinico che indicava impudenza e sfacciataggine (e che propriamente significa simile ad un cane) fu usato anche per indicare l’omonima scuola filosofica che divulgava uno stile di vita semplice, ispirato all’animalità, ma anche alla sfacciataggine. Vari sono i ruoli che il cane assume nei racconti del mito. Per esempio, a chi non viene in mente la sua funzione quale accompagnatore delle anime dei defunti nel mondo dei morti? Fedele compagno dell’uomo in vita, lo guida anche dopo la morte. In questo ruolo è affiancato da Ermes (figlio di Zeus e Maia) ed Ecate (figlia d’Asteria e Perseo), della quale si diceva che vagabondasse con le anime dei morti e che il suo avvicinarsi fosse preannunciato dal latrare dei cani. Il famoso Cerbero (che Omero si limita a chiamare “cane e custode di Ade”) è il guardiano dell’aldilà. Cerbero diventerà prima nel mito greco, e poi in quello romano, una creatura mostruosa, con il corpo di cane, la coda di serpente e un numero variabile di teste al cui collo si avvinghiano serpenti. Inflessibile con i defunti, Cerbero scodinzolava per accoglierli al loro arrivo nell’aldilà, ma non permetteva ad alcuno di tornare indietro. Pare che, se esposto alla luce, abbaiasse furiosamente e dalla sua saliva spuntasse la pianta velenosa dell’Aconito, una ranuncolacea già conosciuta in Grecia per le sue proprietà medicinali. Catturarlo è una delle dodici fatiche imposte ad Eracle e tutti gli eroi che scendono nell’Ade (Ulisse, Orfeo, Enea) devono eluderne la terribile vigilanza. Enea vi riesce somministrandogli una focaccia soporifera. La figura di Cerbero è ripresa nel medioevo da Dante, che lo pone a guardia dei golosi: qui sarà Virgilio a placare le sue tre bocche fameliche, con una manciata di terra. Al legame del cane con il mondo funerario e insieme al tema della fedeltà dell’animale, è ispirato il mito di Mera. Questo era il cane d’Icario, il cittadino ateniese che ospitò Dioniso che, per riconoscenza, gli insegnò l’arte di coltivare la vite. Icario fu tuttavia ucciso da alcuni contadini convinti che li volesse avvelenare con il vino che non conoscevano e che li aveva ubriacati. Il fedele cane, con i suoi latrati, indicò ad Erigone, figlia di Icario, l’ubicazione della tomba del padre e quando Erigone si uccise, Mera restò sulla sua tomba, senza staccarsene più sino alla morte. Dioniso, colpito e commosso dalla fedeltà dell’animale, lo trasformò nella costellazione del Cane o Procione. Secondo altre versioni del mito, Mera era invece il cane d’Orione (il bellissimo e mitico gigante cacciatore greco) e lo accompagnava nelle sue battute di caccia. Infatti il cane era anche considerato un abile cacciatore e fedele compagno dell’uomo nell’attività venatoria. Molti sono i miti relativi al rapporto tra i cani e i loro padroni cacciatori. Artemide, dea della caccia, aveva sacri i cani. Il mito narra che Atteone, per aver spiato Artemide al bagno, venne tramutato in cervo e sbranato dalla sua muta di cinquanta cani. Sorte analoga toccò a Leucone, la bellissima sposa di Cianippo. L’eroe si dedicava alla caccia con tanto entusiasmo da trascurare la moglie, la quale un giorno lo seguì, sospettando che dietro quel passatempo si celasse un tradimento. Nascosta in un cespuglio, Leucone venne però aggredita dai cani del marito che la dilaniarono. Disperato Cianippo le eresse un rogo sul quale gettò i cani dopo averli uccisi uno ad uno e infine si uccise. Un portentoso cane da caccia era quello che Cefalo ricevette in regalo da Procri, la quale l’aveva avuto da Minosse. Di nome Lelapo, era abilissimo nell’afferrare tutti gli animali che inseguiva e per volere di Zeus nessuna preda poteva sfuggirgli. Così lo cita Ovidio nelle Metamorfosi: “non spicca più veloce il volo una lancia, un proiettile scagliato dal vortice di una fionda, una freccia sottile che scocca dall’arco di Gortina”. Al cane si riconoscono anche proprietà guaritrici. In Grecia era sacro ad Asclepio, il dio della medicina (Esculapio nel mondo romano), nel cui templio a Roma si allevava un cane. Ma il racconto mitico in assoluto più famoso che abbia per protagonista un cane e ne celebri la fedeltà è quello dell’incontro tra Ulisse, tornato ad Itaca dopo la guerra di Troia, e il suo vecchissimo cane Argo, l’unico a riconoscere l’eroe dopo vent’anni! ”Un cane, là sdraiato, rizzò muso e orecchie, Argo, il cane del costante Odisseo, che un giorno lo nutrì di sua mano, prima che per Ilio sacra partisse; e in passato lo conducevano i giovani a caccia di capre selvatiche, di cervi e lepri; ma ora giaceva là, trascurato, partito il padrone, sul molto letame di muli e buoi (...) là giaceva il cane Argo, pieno di zecche. Avvertendo la vicinanza di Ulisse, mosse la coda, abbassò entrambe le orecchie, ma no
2009-08-10 23:00
Il famoso scienziato Albert Heinstein sosteneva che “la grandezza di una nazione e il suo progresso morale si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali”. Che il cane sia ormai entrato a far parte a pieno titolo della nostra quotidianità lo dimostra il fatto che una famosa casa automobilistica giapponese presenterà nel mese di ottobre la prima autovettura dedicata al trasporto dei nostri preziosi amici a 4 zampe. Il nuovo modello, definito dai guru della comunicazione “dog-friendly” sarà dotato di pedana per facilitare l’accesso, di una cuccia imbottita, di una ciotola fissata al pavimento e a prova di curva, di pavimenti di gomma facilmente lavabili, di un sistema di ventilazione elettrico contro le giornate afose, di una borsetta per riporre il necessaire per il cane, di una parure completa di collare, guinzaglio e medaglietta. Se da una parte dunque la nostra società sembra ormai pronta per una perfetta integrazione tra uomo e animali, dall’altra, con l’arrivo dell’estate, siamo costretti ad assistere ogni anno al triste fenomeno dell’abbandono dei cani da parte di scriteriati padroni lungo la via delle vacanze. Quello dell’abbandono è una scelta bieca e deplorevole sotto ogni punto di vista (e per le conseguenze che comporta anche punita dal Codice Penale), è però altrettanto vero che la gestione di un cane è un impegno che, se sottovalutato, rischia di rovinare le vacanze al nostro amico e al suo proprietario. Per tutti il problema è lo stesso, come conciliare il sacro santo periodo di riposo dopo un anno di duro lavoro con le esigenze di Fido? In questo caso il mondo degli amanti dei cani si divide in due grandi categorie: da una parte quelli che, non potendo fare altrimenti e non avendo a disposizione zii, cugini e parenti di vario grado a cui affidare il cane, ricorrono alle pensioni espressamente dedicate, dall’altra coloro che decidono di non separarsi dal proprio fedele amico nemmeno in vacanza. Per chi invece si appresta a mettersi in viaggio con Fido, potrebbe invece essere utile fare un giro d’orizzonte per capire come affrontare nella maniera migliore i trasferimenti, una sorta di vademecum dei principali mezzi di trasporto e del loro rapporto con i nostri cani. Inevitabile iniziare questo giro di orizzonte con l’automobile, o con il camper, che rappresentano senza dubbio il principale strumento al quale le famiglie italiane ricorreranno per recarsi nelle località di villeggiatura. Innanzitutto è utile precisare che il trasporto di animali su veicoli a motore è disciplinato dall’articolo 169 del Codice della strada, il cui comma 6 consente di trasportare liberamente in auto un solo cane purché non costituisca pericolo o intralcio per il conducente dell’auto. È consentito il trasporto di più animali se questi vengono custoditi nel vano posteriore dell’auto, appositamente diviso da una rete o da altro mezzo analogo. Superato l’aspetto più propriamente legale, è necessario prendere in considerazione le esigenze del cane, inevitabilmente diverse da quelle degli altri passeggeri, e che consigliano una sosta almeno ogni due tre ore di viaggio nel corso della quale sarebbe opportuno permettere a Fido di sgranchirsi, dissetarsi ed espletare le proprie funzioni corporali. Particolare attenzione deve poi essere impiegata nel caso in cui il cane debba essere lasciato in macchina nelle giornate più calde. È infatti necessario che questi periodi siano più brevi possibile in quanto, nelle giornate estive sono sufficienti pochi minuti perché la temperatura all’interno dell’abitacolo raggiunga i 40° anche con i finestrini abbassati. Se infine il cane soffre il mal d’auto è bene farsi consigliare dal proprio veterinario un medicamento adatto, lasciando al contempo Fido a stomaco vuoto almeno un paio di ore prima di partire, non dimenticandosi di tenere sempre a disposizione una ciotola e una bottiglia di acqua. Se la scelta per gli spostamenti dovesse invece orientarsi verso il treno, è necessario sapere che in Italia è consentito il trasporto di cani purché si seguano una serie di semplici regole legate anche al tipo di treno utilizzato per lo spostamento. Per gli animali di piccole dimensioni, in via generale, il trasporto è gratuito se custoditi in appositi contenitori di dimensioni non superiori a 70x50x30. Nei treni Eurostar Italia possono viaggiare solo i cani guida per i ciechi, a tutti gli altri animali è vietato l’accesso. Sui treni locali, dove le carrozze sono costituite da un unico ambiente, è consentito il trasporto degli animali solo facendo uso delle piattaforme o dei vestiboli delle carrozze. I cani di media e grossa taglia non sono accettati sui “Pendolini”. Quelli di piccola taglia sono ammessi, gratuitamente, se custoditi in appositi contenitori collocati in appositi spazi. Nei treni a scompartimento, i cani di piccola taglia possono viaggiare liberamente accanto al passeggero, sempre sorvegliati con attenzione e purché i passeggeri dello scompartimento lo consentano, solo in 2a classe, acquistando un biglietto ridotto del 40%. I cani di grossa taglia, invece, sono ammessi solo se non recano disturbo e sono tenuti al guinzaglio e con museruola, altrimenti, oltre al pagamento del biglietto ridotto, è necessario prenotare l’intero scompartimento. Nelle vetture letto sono ammessi cani con pagamento di un biglietto di seconda classe ridotto del 40% e di una tassa di disinfestazione. Poiché in ogni caso le Ferrovie dello Stato possono apportare modifiche alle condizioni per il trasporto di animali in treno, è consigliabile, prima di mettersi in viaggio, sincerarsi che queste non siano cambiate. In caso di spostamenti in mare, grazie alla tolleranza delle compagnie di navigazione, generalmente non è un problema portare i cani a bordo di navi o traghetti destinati a brevi traversate: basta avere a portata di mano il certificato di buona salute. Su alcune imbarcazioni esistono apposite gabbie o “canili di bordo”, dov’è obbligatorio rinchiudere il nostro cane se questo è di grossa taglia, mentre se è di piccola taglia può passeggiare tranquillamente sul ponte, tenuto al guinzaglio e dormire in cabina (prenotata per intero). Alcune compagnie richiedono anche l’uso della museruola. Gli animali non sono ammessi sulle navi da crociera. Il personale di bordo indicherà di volta in volta come dovete comportarvi e in quale locale il cane può accedere, ma è importante ricordare di non lasciare mai il cane in macchina nelle stive delle navi in quanto la temperatura può salire moltissimo. Per coloro che, infine, decidono di ricorrere all’aereo per motivi di comodità o di distanza della meta prescelta è importante ricordare che questo tipo di viaggio può essere piuttosto traumatico per il cane, soprattutto se costretto a viaggiare nel reparto bagagli. Ciò detto, tutte le compagnie aeree consentono il trasporto di cani e altri piccoli animali, ma ciascuna adotta regole leggermente diverse, ecco perché, prima d’iniziare il viaggio è opportuno programmare e informarsi con un certo anticipo. La regola generale è che i cani di piccola taglia viaggiano come “bagaglio a mano”, mentre quelli di grande taglia viaggiano come “bagaglio registrato”,cioè nella stiva (locale pressurizzato). La presenza dell’animale va comunicata alla compagnia aerea al momento della prenotazione. Considerando che le maggiori compagnie aeree permettono l’imbarco di un solo animale per ogni classe e/o sezione di cabina, quindi prima si prenota e maggiori possibilità si hanno di trovare posto per il nostro amico. E’ importante ricordare che non bisogna cercare di introdurre il cane in un contenitore troppo piccolo per lui pur di consentirgli di starci vicino, il trasportino deve avere dimensioni adeguate per consentire all’animale di muoversi comodamente. Che sia quindi su strada, su ferrovia, per mare o per aria, una corretta pianificazione dei propri spostamenti ed un po’ di organizzazione, unita ad una normale dose di pazienza sono gli ingredienti necessari ad a
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2009-08-10 23:00
Nuovo importante intervento del Consiglio Nazionale ENCI a favore di quanti sono stati colpiti dal luttuoso evento che ha distrutto gran parte dell’Aquila e di numerosi comuni della regione. È stato deliberato di concedere in via del tutto eccezionale al Gruppo Cinofilo Perugino due CACIB per l’esposizione internazionale del 17-18 ottobre prossimo. L’incasso del 17 sarà interamente devoluto per interventi alle popolazioni terremotate. Si tratta di una azione che vuol anche significare partecipazione e solidarietà a quanti hanno subito gravi lutti o perduto i loro averi, ha detto il Presidente Nazionale Domenico Attimonelli. Una partecipazione che giunge a seguito di numerosi altri interventi in cui i cinofili hanno dimostrato il loro grande cuore. La cinofilia infatti proprio come tutte le altre grandi passioni, che ha un fondamento nella scienza ma non prescinde dall’emotività, non poteva rimanere estranea,con i suoi uomini a quanto accaduto. L’esposizione in calendario per i due giorni della seconda metà di ottobre ha anche il significato profondo della continuità della vita di relazione in tutte le sue manifestazioni sia sociali che economiche e civili.Proprio per questo l’expo diventa momento di aggregazione , occasione per i cinofili non solo italiani di partecipare, momento per il pubblico di avere pensieri diversi da quelli pesantissimi legati ai ricordi o alle fatiche della ricostruzione non solo delle case e dei luoghi di lavoro ma persino delle speranze. Il 18 ottobre saranno presenti alle premiazioni il Presidente Nazionale Dr. Domenico Attimonelli insieme a numerosi altri esponenti dell’ENCI: hanno già assicurato la loro partecipazione numerose autorità sia della regione Abruzzo che dell’Umbria. Si intende in questo modo dare anche solennità all’intervento. La comunità dei cinofili non può che esser grata a quanti vorranno dare un contributo di partecipazione a questa significativa manifestazione.

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